L’utilizzo di memristori nelle architetture di calcolo automatico è il primo passo verso
una nuova generazione di computer a elevata potenza. L’idea di usarli come componenti
di memoria di segnali analogici per elaborare dati in modo massiccio è il frutto di una
collaborazione tra l’Università di Parma e alcuni centri di ricerca russi.
Simili ai resistori, i memristori sono dispositivi capaci di tenere memoria della corrente
che passa al loro interno, e quindi del proprio stato precedente, anche in assenza di
corrente elettrica. I memristori funzionano in modo simile alle sinapsi del cervello, per
questo l’architettura ottimale per collegarli è quella della rete neurale artificiale, una rete
cioè che imita l’insieme delle connessioni dei neuroni del cervello.
Costruire memristori, però, non è così semplice: il team ha utilizzato un materiale plastico
conduttore, la polianilina, in soluzione con elettrodi di cromo e un substrato vetroso per
ottenere singoli memristori millimetrici dalle prestazioni soddisfacenti. I ricercatori hanno
poi assemblato i memristori in una rete neurale che ha eseguito alcune operazioni logiche
di base. Un primo passo per superare i limiti delle architetture basate sull’elettronica.
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