Ocean Cleanup. Così si pulisce il mare dai rifiuti in plastica

Nel 2012, Boyan Slat, un ragazzo di 19 anni, propone Ocean Cleanup, una nuovasoluzione per ripulire il mare dai rifiuti di plastica galleggianti. Un progetto che fa conoscere al mondo attraverso i TED Talks e che, nel 2013, trasforma in una fondazione. Comincia così, attraverso diverse campagne di crowdfunding, la raccolta di fondi necessari alla messa in opera del progetto. Oggi, dopo tre anni di lavoro e un milione di dollariraccolti, siamo arrivati alla prima vera realizzazione pratica: in questi mesi, infatti, è stato installato, nel Mare del Nord, a 23 chilometri dalle coste olandesi, un segmento di barriera lungo 100 metri.

Obiettivo principale è monitorare, attraverso telecamere e sensori, il comportamento della barriera in condizioni reali, in particolare per quanto riguarda l’effetto delle correnti e del moto ondoso. Le barriere sono un elemento critico del progetto, dato che devono poter resistere anche nelle condizioni meteorologiche estreme che spesso si verificano nell’ambiente oceanico.

csm_ocean-currents-2560_d58c943b99Se il test darà l’esito sperato, il progetto andrà avanti. Il passo successivo sarà la realizzazione del Coastal Pilot, un impianto pilota funzionante da realizzare al largo dell’isola giapponese di Tsushima. L’obiettivo finale è previsto per il 2020, data entro cui dovrebbe essere realizzato un impianto su larga scala presso la Grande Isola di Plastica, il punto dell’Oceano Pacifico in cui i detriti plastici vanno ad accumularsi, al punto da formare in superficie una chiazza ormai permanente.

Semplice ed efficace, l’idea di Boyan è piuttosto geniale: saranno le correnti marine a convogliare i rifiuti galleggianti. Il progetto prevede di creare grandi barriere galleggianti formate da fogli di plexiglas, estese dalla superficie del mare fino a tre metri di profondità. Le barriere saranno disposte a forma di “V” lungo il percorso delle correnti, in modo da convogliare la plastica verso stazioni galleggianti che la raccoglieranno. Le stazioni conterranno frantumatori e compattatori alimentati a energia solare, per poter meglio immagazzinare la plastica in attesa che venga riciclata.

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